Ferrata dei Picasass – sognare di essere alpinista per un giorno

Nei mesi precedenti al primo lock-down ho iniziato ad appassionarmi di alpinismo, leggendo una decina di libri molto interessanti, scritti da grandi personaggi illustri in questo campo. 

Inutile dire che alla fine del secondo libro iniziavo a sentire dentro di me la grande voglia di cimentarmi in questa disciplina, dopo il quarto titolo avevo già immagazzinato sufficienti nozioni per poter affermare di essere un’alpinista di tutto rispetto e alla fine delle dieci letture mi sentivo pronta per scalare il Nanga Parbat. Eh già, una caratteristica peculiare del mio carattere è proprio quella di vivere tutto con grande entusiasmo (per lo meno all’inizio…) immedesimandomi profondamente nel personaggio! Pure troppo…

Alcuni dei titoli che ho letto negli ultimi mesi

Chiaramente ho dovuto ridimensionarmi e scendere dalla nuvoletta di sogni che mi ero sapientemente costruita per tornare con i piedi per terra e affrontare la questione in modo più lucido. Ho pensato di iscrivermi ad un corso di alpinismo appoggiandomi ad un Cai; ho vagliato le proposte delle guide alpine della mia zona… ma niente… L’inizio della pandemia ha bloccato tutto sul nascere impedendomi di avvicinarmi a questa entusiasmante attività.

Non mi sono arresa, ho continuato a documentarmi in attesa di tempi migliori e alla fine è successo qualcosa di inaspettato: mi sono trovata del tutto casualmente a parlare di questo mio forte desiderio di imparare tutto sulle tecniche della scalata con un mio compaesano, molto sportivo e appassionato di montagna che si è gentilmente offerto di farmi da tutor.

Ovviamente non mi sono lasciata scappare l’occasione e nel giro di due giorni ho organizzato con lui la mia prima piccola favolosa impresa: scalare la “ferrata Dei Picasass” proprio qui a Baveno, il mio comune di residenza.

Ferrata dei Picasass

La via ferrata è un itinerario che conduce l’alpinista su pareti rocciose, su aeree creste e cenge, preventivamente attrezzate con funi e scale senza le quali il procedere costituirebbe una vera e propria arrampicata. Richiede adeguata preparazione ed idonea attrezzatura quale: casco, imbragatura, longe con dissipatore d’energia, guanti da ferrata e scarpe da montagna. Inoltre è indispensabile avere un minimo di esperienza di montagna e di arrampicata. Per chi non ha mai effettuato salite di vie ferrate è consigliabile farsi accompagnare da una guida alpina.

PRONTI, PARTENZA, VIA!

Dopo aver percorso il sentiero nel bosco abbiamo raggiunto l’attacco della via ferrata. Da qui in poi è stata tutta un’emozione! Già perché il paesaggio che si può ammirare arrampicandosi è semplicemente mozzafiato: Il Golfo Borromeo con le sue Isole, il Lago Maggiore e quello di Varese, l’arco delle prealpi e le alpi. L’arrampicata grazie alle numerose staffe e agli appoggi è facile e non troppo faticosa, a parte qualche passaggio particolarmente verticale e un paio di passaggi leggermente strapiombanti, l’unico punto un po’ “delicato” è costituito da un terrazzino esposto, tratto in cui mi sono calata perfettamente nella parte dell’alpinista e mi sono sentita una piccola, piccolissima, minuscola ma felice Nives Meroi.

Il passaggio più esposto della ferrata di Picasass

Un angolo verticale e poi su, verso il tratto più facile. Si raggiunge così una terrazza panoramica dove il Cai di Baveno ha apposto un libro di vetta sul quale si può annotare il proprio passaggio. Sfogliandolo ho trovato nomi di persone venute fino a li da tutto il mondo, molto bello! L’ultima parte di salita decisamente meno impegnativa porta alla vetta tramite due vie: il sentiero oppure un ponte tibetano che attraversa la valletta. Ovviamente noi abbiamo scelto la seconda opzione! Una volta in cima, ormai galvanizzata avrei anche piantato la bandiera come fanno quelli “veri”, ma per fortuna ho una dignità e soprattutto non avevo alcuna bandiera da piantare! Così ci siamo seduti a goderci il panorama qualche minuto prima di ridiscendere in paese percorrendo il sentiero nel bosco.

Il ponte tibetano

L’unica domanda che mi sono posta per tutto il tragitto di rientro ovviamente è stata sempre la stessa:

“Ma come ho fatto a non pensarci prima?!”

Vista dal Monte Camoscio

Bilancio dell’esperienza: positivissimo! Consiglio a tutti di provare questa ferrata, a patto che non abbiate paura del vuoto, non soffriate di vertigini e che siate accompagnati da una persona esperta.

Questo per me è stato solo l’inizio di una meravigliosa avventura che spero di poter ripetere presto!

Impianti sciistici chiusi. Il pensiero del Direttore della Scuola Sci 360

Recentemente è stato varato il DPCM che ha vietato l’apertura degli impianti sciistici in Italia, almeno fino al 7 Gennaio. Ci sono state innumerevoli polemiche a riguardo. Di seguito vi riporto il pensiero di mio marito, nonché Direttore della Scuola Sci 360 Mottarone. E voi, cosa ne pensate?

“Questo 2020 è stato un anno decisamente duro: tutto ci saremmo potuti immaginare, ma una pandemia globale non l’avevamo mai presa in considerazione come eventualità plausibile. E invece è successo.

Noi uomini e donne di montagna siamo abituati alle sfide, a rimboccarci le maniche davanti agli ostacoli e a trovare le soluzioni ai problemi. In questa paradossale situazione che ci ha inaspettatamente travolti, abbiamo tutti continuato ad agire con la nostra mentalità pratica al fine di riuscire ad affrontare i problemi al meglio.

Alcuni maestri della Scuola Sci 360

Parlando di stagione invernale, a causa del cambiamento climatico registrato negli ultimi anni, che ha determinato una notevole diminuzione delle nevicate specialmente nelle località sotto i 1500 mt, nel nostro settore avevamo già dovuto affrontare momenti di difficoltà.

Quest’anno insieme alla neve che è caduta copiosa al momento giusto, ironia della sorte, è arrivata anche la doccia fredda del DPCM che vieta l’apertura degli impianti di sci almeno fino al 7 Gennaio.

La sensazione di rabbia e frustrazione all’inizio è stata grande: ci è sembrato di subire una grave ingiustizia. Ragionando in modo più lucido, abbiamo preso atto della decisione del governo e per ovvie ragioni abbiamo finito per adeguarci alle disposizioni imposte cercando di riprogrammare le nostre attività, aggrappandoci all’ottimismo che ci ha sempre contraddistinti.

Purtroppo, il DPCM ha penalizzato in maniera decisiva e importante non solo il settore “sport invernali”, ma ovviamente tutto l’indotto che ne deriva. Questi provvedimenti metteranno a dura prova un sacco di gente, di famiglie e di lavoratori che dovranno fare i salti mortali per stare a galla. La situazione è grave e il governo non ha le risorse per aiutare tutti. Nel caso della Scuola Sci 360 Mottarone, di cui sono il direttore, mi sono trovato per l’ennesima volta nell’incertezza di come affrontare la stagione. Già lo scorso inverno non è stato facile, all’inizio la scarsità della neve non ci aveva permesso di lavorare a regime e poi quando finalmente a fine febbraio è arrivata siamo stati costretti a chiudere, compromettendo la stagione definitivamente. Ora l’incubo si ripresenta. I nostri numerosi maestri sono senza lavoro, così come la nostra stessa struttura si trova in difficoltà per via dei costi di gestione che non possono essere affrontati se non grazie ai risparmi di anni. Teniamo botta e cerchiamo di affrontare ancora una volta le difficoltà sperando di recuperare dal 7 gennaio, già sapendo che non sarà comunque una stagione facile: meno soldi, meno gente, molte restrizioni e di conseguenza meno lavoro. Ma siamo anche consapevoli dell’emergenza sanitaria e da sportivi e amanti della vita cerchiamo di non lamentarci troppo: la salute viene prima di tutto. Faremo quello che potremo in vista di momenti migliori. La priorità oggi è quella di non perdere la speranza di poter pian piano ricominciare a sognare come abbiamo sempre fatto.

#team360

Io credo che se ben gestita, una riapertura degli impianti e delle attività montane sarebbe stata possibile e anche sicura. Abbiamo avuto mesi a disposizione per prepararci, molti di noi l’avevano anche fatto, ma niente, a nulla sono valsi tutti gli sforzi. Credo che chi ha stabilito queste regole così stringenti non abbia tenuto conto di molti fattori a nostro favore. Nel caso specifico dello sci, stiamo parlando dello sport più sicuro dal punto di vista dei contagi: innanzitutto è uno sport individuale, in secondo luogo gli equipaggiamenti e l’attrezzatura utilizzati garantiscono grande protezione e distanziamento. L’ostacolo più grande, chiaramente si può presentare sugli impianti di risalita, e durante le code per raggiungerli, per altro come accade ogni giorno su tutti i mezzi di trasporto pubblici, ma correttamente contingentati e creando percorsi per incanalare gli sciatori in attesa, sarebbe stato possibile ovviare al problema. Ski pass online, regole di buon senso avrebbero infine aiutato ulteriormente. Pazienza, ci adeguiamo e speriamo con tutto il cuore che il sacrificio che ci è stato richiesto per l’ennesima volta sia davvero utile a diminuire il proliferarsi del virus. In attesa che tutto questo finisca noi vogliamo rimanere uniti e trasmettere ottimismo perché ne abbiamo tutti tanto bisogno.”

Simone Villaraggia

Direttore Scuola Sci 360

Come organizzare una festa di Halloween ai tempi del Covid

Mia figlia Camilla il 27 Ottobre compirà 9 anni e come sempre mi ha chiesto di organizzarle una festa di compleanno per condividere con i suoi amici più cari il suo giorno speciale. Sebbene io sia sempre enormemente felice di poter accontentare le richieste dei miei bambini in fatto di feste, party e vernissage di qualsiasi tipo, essendo io amante degli eventi mondani, questa volta mi sono venuti mille dubbi e parecchie remore a causa del nuovo DPCM. Il problema della pandemia non lo posso proprio sottovalutare, ma non posso nemmeno deludere la mia quasi novenne preferita… Come diceva il famoso capo indiano Estiquaatsi (tana per chi non se lo ricorda!) ‘sto giro sono proprio nella cacca di cavallo fino al collo!

E invece no!!! Basta fare uno sforzo creativo e pensare: “Come ho fatto a non pensarci?!” per tirare fuori dal cappello la solita idea geniale!

Camilla è un’amante sfegatata della notte di Halloween, tanto che negli anni passati il tema per la sue feste è sempre stato quello, complice il fatto che il suo compleanno cade proprio a pochi giorni dalla data in cui si festeggia la paurosissima ricorrenza. Così anche quest’anno le organizzerò uno specialissimo “Covid-Halloween Party”. Ehm… in realtà non sarà proprio un party… più una specie di cena tra amici… lo dico per i vicini.

Camilla, Diego e Andrea 2019

Perché la festa possa riuscire in maniera del tutto sicura bisognerà tenere conto dei protocolli anti-covid vigenti e di conseguenza sarà necessario rispettare delle regole precise:

  1. La data e il luogo: Cami è nata il 27 Ottobre, ma per quest’anno potrebbe anche essere che il giorno della festa subirà degli slittamenti in base al meteo. La nostra casa non è esattamente la Reggia di Caserta ed escludo di poter creare spiacevoli assembramenti al chiuso, quindi la location perfetta sarà il giardino… va da sé che si dovrà azzeccare la giornata giusta per evitare di morire assiderati o di prendersi una mega lavata in caso di pioggia facendo tornare tutti a casa con il raffreddore.
  2. Il numero di invitati: ho calcolato meticolosamente gli spazi disponibili in giardino in modo da poter garantire il distanziamento sociale di almeno un metro e ho stabilito che gli invitati potranno essere al massimo 6. Tuttavia, come da decreto ministeriale dovrò ulteriormente ridurre il numero a 4, spedendo mio figlio più grande dai nonni, per garantire il numero massimo di 6 persone tra conviventi e amici.
  3. Il dress-code: onde evitare di ritrovarmi a dover gestire piccoli invitati mocciosi privi di mascherina, inviterò tutti i partecipanti a venire travestiti da mummie; parliamoci chiaro, mummie senza la garza intorno al volto non se ne sono mai viste! In questo caso le apparentemente scomode mascherine chirurgiche bianche che distribuiscono a scuola saranno di preziosissimo aiuto.
  4. L’intrattenimento: ogni festa per dirsi ben riuscita deve essere divertente, pertanto organizzerò dei giochi a tema, rigorosamente nel rispetto delle norme anti-covid.
  5. Il buffet: come noto non è possibile organizzare buffet. La merenda verrà offerta in monoporzioni e la torta di compleanno a forma di mega mascherina chirurgica verrà solo mostrata velocemente ai bambini e poi sporzionata per evitare che qualcuno ci metta mano. Ovviamente le candeline verranno spente con le dita per evitare che Camilla sputacchi sulla glassa. (La doterò di guanti speciali… tranquilli non voglio rendere la festa troppo realistica incendiando la bambina!)
Camilla

Ma vorrei tornare velocemente al punto 4 ed elencare i giochi che ho in mente di proporre:

  1. “Bandiera”, per l’occasione ribattezzato “Mascherine”: dividerò i bambini in due gruppi e li farò posizionare in linea distanziati l’uno dall’altro servendomi di pratiche mascherine chirurgiche segna posto.  Normalmente una persona tiene la bandiera, questa variante del gioco prevede invece che le bandiere, o meglio le mascherine, siano due, una per mano evitando che i bambini si scontrino al momento della presa! 
  2. “Caccia al tesoro”, ribattezzato “Caccia alla mascherina”: i bambini avranno tutti una mappa e degli indizi nascosti da trovare, che verranno sapientemente nascosti in modo da non costringere i bambini a trovarsi troppo vicini tra loro durante la ricerca. I tesori ovviamente saranno avvolti in mascherie chirurgiche. 
  3. “Tiro alla fune”, ribattezzato “Mascherine alla fune”: preparerò una fune lunghissima sulla quale attaccherò delle mascherine alla distanza di un metro l’una dall’altra per determinare la posizione di ogni bambino. Le due squadre dovranno tirare il proprio capo di fune e per vincere dovranno fare in modo che la squadra avversaria oltrepassi interamente la linea centrale, indicata ovviamente da una piccola fila di mascherine chirurgiche posizionate a terra.
  4. “La Pignatta”, ribattezzata “la Pignatta” (non ho trovato nomi più originali…): ogni bambino avrà a disposizione una pignatta personale riempita di dolcetti. Le varie pignatte saranno create personalmente da me usando materiali di riciclo e saranno veramente brutte… Ma d’altra parte ad una festa di Halloween non ci si può certo aspettare di trovare orsetti e unicorni.
  5. Il gioco del “Semaforo”: i bambini saranno tutti distanziati e dovranno correre in giardino. Al mio grido “Semaforo rosso” dovranno fermarsi e rimanere immobili; al comando “semaforo verde” potranno ricominciare a correre; quando invece pronuncerò “semaforo arancione” dovranno camminare. Chi sbaglia verrà eliminato e sanificato…
  6. Il “Tik Tok”: non potrà mancare la coreografia di gruppo nella quale ogni bambino travestito da mummia si potrà cimentare in uno spaventosissimo ballo che rimarrà a ricordo di uno splendido pomeriggio trascorso insieme. Userò il grandangolo per far si che i bambini mantengano il distanziamento.

Qualcuno potrà pensare che le idee sopraelencate siano vagamente ironiche, ma vi assicuro che sono seria. Cosa ne pensate voi? Idea geniale o supercazzola di fine Ottobre?

Un nuovo sport per me: il “Padel”

Ai milleduecentotrentasette sport che pratico in modo scostante e con scarsi risultati si aggiunge alla lista anche il “Padel” o “Paddle”. Questa sera esordirò nella categoria “schiappe”, in coppia con mio marito che per fortuna schiappa non è, al torneo organizzato dal club “Paddel Verbania“.

Sono molto emozionata per due ragioni: 1) praticherò uno sport fianco a fianco del guru sportivo della mia famiglia; 2) praticherò uno sport senza le minime capacità tecniche per poterlo affrontare.

Simone ormai da un anno e mezzo gioca regolarmente a “Padel”. Quando dico regolarmente intendo 3 / 4 volte a settimana! Considerando che durante il giorno siamo impegnati entrambi nel lavoro e che la sera lui si assenta spesso per coltivare questa nuova passione, ho dovuto prendere in mano la situazione per fare in modo di condividere più tempo insieme, così gli ho chiesto di iniziarmi a questa attività di coppia! Devo dire che è stato davvero carino nell’accogliere la mia richiesta, infatti ha subito pensato bene di iscriverci ad un torneo, dopo avermi fatto giocare un paio di volte con lui per spiegarmi le regole e darmi due dritte. La fiducia non manca, ed è già un buon punto di partenza, peccato che io sia davvero negata! Ma c’è anche da dire che io sono una forza della natura nell’affrontare con nonchalance le figure di merda, quindi anche in questo caso non mi tirerò indietro ed affronterò la sfida al meglio delle mie possibilità!

Il “Padel” è uno sport di palla che si pratica a coppie, di derivazione tennistica. Nel caso del padel il campo è chiuso ai 4 lati a eccezione di due porte laterali. Il gioco si pratica con una racchetta denominata pala e delle palline esteticamente identiche a quelle di tennis, ma con meno pressione al loro interno per rendere il gioco leggermente più lento e i colpi e le sponde più gestibili. Ed ecco che le ore spese a giocare a racchettoni in spiaggia assumono un significato più profondo del semplice divertimento: senza essermene resa conto prima, ora so di aver investito un sacco di tempo per allenarmi a diventare oggi una giocatrice di Padel.

Campo da Padel

Nel 1969 il messicano Enrique Corcuera, volendo costruire un campo di tennis in casa sua ed essendoci dei muri proprio a ridosso dello spazio disponibile per tracciare il campo, concepì l’idea di considerare i muri come parte integrante del campo di gioco stesso. Corcuera inventò e regolamentò così il nuovo gioco e lo chiamò padel. Oggettivamente quest’uomo è stato geniale! E a me le persone geniali  che inventano cose geniali piacciono un bel po’!

Il padel è uno degli sport più popolari in America Latina (in particolare in Argentina) e in Spagna oltre ad essere discretamente popolare anche in Portogallo e Svezia. Negli ultimi 5 anni questo sport ha visto una forte crescita anche in Italia. Quindi vale la pena di provare, anche perché non succede, ma se succede che divento una “pro” posso qualificarmi al World Padel Tour e giocare in tutto il mondo, soddisfando la mia voglia di viaggi! Mi immagino già con il mio racchettone in posti esotici!

Poche regole ma importanti caratterizzano il paddle tennis: la più originale è quella in cui i muri delimitanti il fondo campo fanno parte dell’area di gioco quindi se la palla rimbalza su tali muri può essere respinta con la racchetta. Vi ricordate il gioco Bricks Demolition? Io negli anni ’90 con quella pallina che rimbalzava ovunque ho distrutto un numero di mattoncini davvero incredibile! Allora ho pensato che in linea di massima applicando la mia pregressa esperienza digitale al gioco del padel, dovrei anche fisicamente riuscire ad ottenere qualche risultato. Questa sera penserò agli avversari come a dei coloratissimi mattoncini da demolire. 

Per iniziare, il punto si batte dietro la propria linea di servizio, da sotto (a differenza del tennis) e facendo rimbalzare la pallina prima per terra. Questo mi agevola un bel po’ visto che a tennis la mia battuta fa schifo!

Il servizio deve seguire una traiettoria diagonale verso l’opposta area di battuta dell’avversario, colpendola di dritto o di rovescio. Ad eccezione della risposta, i giocatori possono colpire la palla prendendola al volo o dopo il primo rimbalzo sul proprio campo; la pallina può colpire quante sponde possibile dopo il primo rimbalzo, ma un secondo rimbalzo a terra decreterà il punto per l’avversario, come nel tennis. Non solo, i giocatori possono mandare la palla contro la porzione di vetro della parete della propria metà campo affinché questa passi sopra la rete verso il campo dell’antagonista. La palla deve sempre rimbalzare prima per terra una volta superata la rete per essere in gioco e dunque non può toccare al volo la parete delimitante la metà campo dell’avversario, perché in quel caso verrebbe considerata out. Ok questo passaggio lo vedo un tantino più complicato da gestire, ma per fortuna in campo non sono sola, e soprattutto mio marito, che ha una forte componente agonistica, farà di tutto per salvare ogni pallina anche a costo di finire stremato a terra.

La tattica di gioco consiste nel conquistare come coppia la posizione a rete, più favorevole per chiudere il punto, e nel mantenerla il più a lungo possibile. Per questa ragione tradizionalmente il compagno del battitore si posiziona a rete e, dopo il servizio, chiama ad avanzare anche lo stesso battitore per colpire di volèe. Gli avversari a fondo campo solitamente fanno ampio uso di pallonetti per scavalcare gli attaccanti e poter conquistare a loro volta la rete. Sulla tattica di gioco sono dubbiosa: sento che potrei avere grosse difficoltà essendo decisamente lenta e per niente dinamica, pertanto punterò sui pallonetti che mi sembrano la soluzione più facile da praticare. 

Il gioco del Padel richiede grande pazienza nella costruzione del punto in quanto i rimbalzi sulle pareti danno quasi sempre una seconda chance per chi difende di ribattere la palla. Pazienza?!? Ma io non so cosa sia la pazienza!!! Che Dio ce la mandi buona!

Idea regalo v.m.18 – Attenzione:

Non so voi ma io a fare i regali sono negata. Ogni volta che si avvicina il compleanno di un amico, un’occasione speciale o Natale mi sale un’ansia da prestazione che non avete idea. Alla fine per evitare di fare regali inutili e indesiderati chiedo sempre all’interessato di darmi qualche dritta, eliminando così l’effetto sorpresa che un regalo azzeccato sarebbe invece bello provocasse. 

Il problema è che può capitare che alla richiesta di aiuto il festeggiato non mi dia alcuna indicazione creandomi così un vuoto incolmabile nel cervello. A questo punto mi viene in mente sempre e solo una cosa: la classica, solita, banalissima bottiglia di vino buono, così si beve e non ci si pensa più (non originale ma sempre apprezzata, almeno dalla maggior parte dei miei amici!). Ultimamente però ho deciso di fare uno sforzo creativo e quindi di cercare un regalo meno scontato. Sono perciò andata in uno dei miei negozi preferiti, uno di quei posti magici dove trovo sempre cose interessanti, uno di quei posti in cui so quando entro ma non quando esco: la libreria. 

Come sempre NON sono rimasta delusa e ovviamente mi sono chiesta COME HO FATTO A NON PENSARCI?!

Tra gli scaffali ho trovato dei graziosissimi libricini da colorare della casa editrice Salani. https://www.magazzinisalani.it/ Se state pensando che il regalo sia una boiata allucinante ora vi smentisco subito e vi spiego perché si tratta invece del regalo perfetto per qualsiasi adulto, o meglio, per qualsiasi adulto stressato (praticamente la maggior parte della popolazione over 18). La collana completa, intitolata “Màndala affanculo”, si compone di 9 titoli il cui leitmotiv è colorare adorabili immagini e parolacce per calmare la rabbia e lo stress. Tra l’altro il nome contenente il gioco di parole è assolutamente geniale.

Il retro di uno dei libri di Magazzini Salani

Ce ne sono davvero per tutti i gusti: 1) Porca Puttana! … calma la rabbia… 2) Fottiti! …sto colorando… 3) Enlarge your pencil! …rilassati e colora 4) Ti saluta Stocazzo …ignora e colora… 5) Suca … parolacce da colorare con unicorni bastardi… 6) Vaffanculo! …colora via l’ansia… 7) E sticazzi? …colora via lo stress… 8) Merda! … colora e rilassati… 9) Mollami! …colora la vastità del cazzo che te ne frega…

Ora, so che i titoli possono sembrare un tantino volgari, ma vi posso anche assicurare che in realtà i libri sono davvero adorabili e ricchi di illustrazioni carine. 

In effetti, ho pensato, siamo tutti così schiavi di una vita frenetica e incasinata che ogni tanto una bella imprecazione può essere liberatoria. Già, liberatoria… ma anche decisamente poco elegante. Ed è proprio quì che il genio dell’editore ci viene incontro con una soluzione perfetta suggerendoci, testuali parole, “Fino a ieri per calmare la rabbia potevi metterti a imprecare oppure colorare un libro. Oggi puoi fare entrambe le cose!”

E quindi ecco il regalo perfetto vietato ai minori di 18 anni che permette di annientare lo stress senza alzare la voce.

Merda di Magazzini Salani
Scatola di pastelli Giotto Cento

L’altro giorno in occasione del compleanno di una mia amica ho quindi acquistato “Merda!” perché raffigura insulti da colorare con gattini severi ma giusti e la destinataria del regalo è amante dei gatti. Al regalo ho aggiunto una scatola di pastelli Giotto Cento (Anniversary box) realizzati con legno di cedro 100% riciclato e certificato. Comunque lo ammetto, per evitare figure di merda (permettetemi la parolaccia, in questo articolo direi che ormai posso lasciarmi andare…) ho anche preso la solita bottiglia di Metodo Classico che non si sa mai!

Essere bionda – uno stile di vita

Sono nata chiara: carnagione chiara, capelli chiari, occhi chiari… decisamente fototipo 2. Questa condizione sin dall’adolescenza ha determinato il pretesto per incasellarmi nella categoria della bionda svampita.

E vi dirò, non me ne sono mai fatta un cruccio… nemmeno quando oltre ad essere considerata stupida mi sono sentita dare della superficiale (per non dire altre parole meno lusinghiere), quando mi sono trovata in gioventù a frequentare per puro caso ragazzi dalle disponibilità economiche importanti. 

Essere bionda mi è sempre piaciuto un bel po’! Ho tinto i capelli di tutti i colori possibili ed immaginabili nel corso degli anni, tornando però sempre alla versione originale (aiutandomi con qualche colpo di sole e molti shatush in tempi più recenti), perché alla fine è così mi sento davvero me stessa.

Io – mora con le punte chiare

Essere bionda tuttavia, non è tanto una questione di colori, piuttosto è un’attitudine, un vero e proprio stile di vita. In effetti se ci penso bene conosco tante di quelle more più bionde di molte bionde e tante di quelle bionde più more di molte more che non avete idea!

Una bionda innanzi tutto è sempre sorridente e briosa e possiede lo straordinario potere di emanare allegria e contagiare chiunque le graviti attorno. Questo non significa certo che sia sempre felice e spensierata: ogni donna, anche la più bionda, nasconde nel suo intimo grandi fragilità e periodi di sconforto. Ma un conto è affrontare questi momenti con disperazione, un altro con determinazione e grande forza di volontà. Ecco, una bionda questo lo sa fare! Anche se le costa fatica, anche se a volte sarebbe più facile mollare e lasciarsi compatire, una bionda sa quando è il momento di tirare fuori il rossetto più adatto al proprio incarnato e affrontare a testa alta i problemi della vita.

Una bionda sa che minimizzare le situazioni difficili la farà sembrare superficiale, ma sa anche che la vita è una ed è breve e quindi è necessario ottimizzare tempi ed emozioni non preoccupandosi troppo dei problemi. A volte vivere con leggerezza aiuta a sentirsi più liberi e ad affrontare con lucidità le scelte più ardue.  

Io – biondo platino

Una bionda sa, che più di qualsiasi altra mora, sarà spesso messa sotto esame nella vita prima di essere presa in considerazione, o addirittura scartata a priori solo perché lo stereotipo che la rappresenta descrive una persona frivola e dalla scarsa intelligenza. Ma una bionda sa anche che di fronte a così basse aspettative, sarà più facile destare meraviglia e approvazione dimostrando il proprio valore.

Una bionda è spesso oggetto di scherno e battute maschiliste, in alcuni casi feroci al punto di farla soffrire. Fortunatamente, però lei conosce a fondo se stessa e sa come superare i momenti di debolezza con grinta e forza d’animo.  

Una bionda non si prende mai troppo sul serio e grazie ad una spiccata autoironia sa affrontare qualsiasi situazione a testa alta e senza drammi. In effetti una bionda è talmente brava a sdrammatizzare e a ridere di sé che in caso di errore è lei stessa a definirsi una “stupida bionda”, facendosi così beffa dei detrattori e sfruttando a proprio vantaggio la pessima definizione.

In definitiva una bionda è una persona buona, altruista, divertente e soprattutto sempre contenta. Una bionda non parla male degli altri e non sputa sentenze perché ha provato sulla sua pelle cosa significa stare dall’altra parte. Una bionda pensa a fare bene quello che deve fare e a realizzare se stessa senza nuocere a nessuno. Una bionda è una persona che nella vita vuole essere felice e rendere felici gli altri. Una bionda non ha mai secondi fini e vive la vita quanto più onestamente ed eticamente possibile. Una bionda non ha paura di mostrare la propria sensibilità e per questo a volte può succedere che qualcuno tenti di approfittarsene. Ma una bionda nel suo perfetto abito rosso sa difendersi e ovviare alle avversità sempre… con un grande sorriso.

Io – shatush biondi

Come ho aperto l’account su TikTok

Negli ultimi mesi ho subito da parte dei miei figli una tartassante pressione psicologica riguardo la creazione di un account TikTok. Inizialmente i due piccoli calcolatori si sono mossi in maniera molto moderata, oserei dire subdola, facendomi guardare di tanto in tanto qualche video simpatico di gattini per agganciarmi all’amo. Lentamente hanno affinato la tecnica studiando meticolosamente ogni mio movimento fino a capire quale potesse essere il mio punto debole. Intuendo di potermi conquistare stimolando la mia fantasia hanno provato a propormi di reinterpretare scenette di film o serie tv, rendendomi la gloriosa protagonista di video divertentissimi e adulandomi con infiniti complimenti sulle mie doti recitative. Il colpo letale però lo hanno affondato proponendomi di imparare, tutti insieme appassionatamente, improbabili coreografie sfruttando il mio entusiasmo per i balli di gruppo. E niente al secondo balletto non ho capito più niente: mi sono scaricata l’app e ho accettato di farmi spiegare tutto sul magico mondo di questo social per giovani. E già… “perché TikTok, mamma fidati, è il social del futuro, mica come facebook che ormai è sorpassato e utilizzato solo dai vecchi!”

Il mio primo TikTok

In effetti TikTok è l’app più scaricata  del momento, si tratta di una via di mezzo tra un social network e un social media realizzata da una società cinese chiamata ByteDance. Questa piattaforma mette a disposizione tutta una serie di funzioni che permettono la creazione di video artistici sensazionali. Si balla, si canta e si recita realizzando contenuti di massimo 15 secondi da condividere con tutti gli altri utenti al fine di accaparrarsi il maggior numero di like e nuovi seguaci.

Ho letto tutte le linee guida della community per capire meglio di cosa si trattasse e ho appreso con piacere che su questo social network, di base, soprattutto ci si diverte e si raggiungono buoni livelli di visibilità sfruttando la propria creatività e rispettando norme etiche precise.

Per usare TikTok è necessario scaricare l’applicazione dallo store dello smartphone . Si può usare l’app anche senza essere registrati, ma in questo caso è solo possibile vedere i profili e i video pubblici senza l’opportunità di interagire con essi. Per poter pubblicare video bisogna invece necessariamente procedere alla registrazione di un account. TikTok funziona di default con account pubblici, rendendo visibile a chiunque tutto ciò che viene pubblicato sulla piattaforma a meno che non si indichi diversamente nelle impostazioni della privacy, rendendo il profilo privato. A differenza di altri social, TikTok non permette di inviare fotografie e video all’interno dei messaggi privati tra gli utenti.

Logo di TikTok

Quest’app ha dei punti di forza interessanti rispetto a facebook ed instagram che rendono davvero accattivante il suo utilizzo:

intanto il feed è immediato, quindi per poter visualizzare i contenuti dell’applicazione non è richiesto di dover inviare richieste per seguire altri account, lasciare like o commenti. L’applicazione, grazie ad un’intelligenza artificiale è in grado di capire le tue preferenze e di mostrarti i video di tendenza o delle persone vicine alla tua posizione, interpretando i tuoi gusti e selezionando in base alle tue ricerche i contenuti più vicini alle tue preferenze.

In secondo luogo TikTok permette di interagire tra utenti non solo apponendo like e commenti, ma anche attraverso i video stessi, ad esempio dando l’opportunità di replicare in modalità “duetto” un balletto, o ancora portando avanti la canzone o la scena iniziata da un altro.

Infine anche qui è possibile l’utilizzo degli hashtag, che più che in ogni altro social network hanno un ruolo fondamentale per lanciare vere e proprie sfide agli altri utenti: le famose “challenge”.

Cosa volete che vi dica… alla fine Andrea e Camilla a non hanno ottenuto un profilo personale essendo ancora francamente troppo piccoli per poter intraprendere una carriera “social”, ma grazie alla grande insistenza dimostrata hanno avuto il permesso di accedere all’app grazie al mio profilo “comehofattoanonpensarci”. Perché che ve lo dico a fare?! Io non potevo certo non stare al passo con i tempi e l’account me lo sono creata immediatamente dopo aver capito quanto fosse divertente!

Adesso scusate ma devo andare a fare un twerk “duetto” con Elettra Lamborghini… Ahahahah… tranquilli, non lo pubblico! 😉

Shampoo e balsamo solidi: pratici, validi, ecologici.

Da quando abbiamo deciso di diventare consumatori responsabili, le novità a casa Villaraggia non si sono fatte attendere. Per prima cosa abbiamo scelto di non comprare più acqua confezionata e abbiamo iniziato a bere quella del rubinetto, che ora filtriamo e gasiamo direttamente a casa, riducendo incredibilmente la nostra produzione di rifiuti plastici (maggiori info qui https://comehofattoanonpensarci.com/2020/08/30/example-post -3/). Il secondo piccolo passo verso uno stile di vita migliore ed ecosostenibile è stato quello di sostituire, piano piano, i prodotti cosmetici di utilizzo frequente con altri migliori e possibilmente plastic free, prestando particolare attenzione alla formulazione chimica.

Così, l’altro giorno sono andata a fare una passeggiata nella bella cittadina di Verbania, capoluogo della nostra provincia, e ne ho approfittato per visitare una deliziosa bottega di cui mi avevano recentemente parlato con grande entusiasmo: “A tutto sballo”. in questo negozietto si trovano prodotti naturali ed ecologici e si può fare la spesa sfusa, quasi totalmente senza imballaggi, evitando inutili sprechi. (https://www.instagram.com/atuttosballo/). 

Bottega “A tutto sballo”

Il titolare è stato gentilissimo rispondendo alle mie mille domande ed illustrandomi proprietà e benefici di molti dei prodotti in vendita. Ho avuto così l’opportunità di scoprire cose di cui ignoravo l’esistenza, e di prenderne in considerazione altre per le quali non avevo mai manifestato interesse. Ho quindi acquistato ciò che cercavo e che sapevo avrei trovato sicuramente in un posto come questo: due shampoo solidi (uno per capelli normali e uno per capelli sfibrati) e un balsamo solido, tutti firmati “Sapone Antichi Ricordi” (https://www.saponeantichiricordi.it/capelli/prodotti-per-capelli/c/78_41.html). I tre prodotti sono al 100% vegani, senza siliconi, senza parabeni, senza tensioattivi chimici (SLS e SLES) e il loro profumo è senza allergeni. Inoltre sono totalmente plastic-free. Quando ho qualche dubbio, chiedo sempre alla mia amica Alessandra, laureata in chimica e tossicologia dell’ambiente, maggiori info sugli ingredienti dei prodotti. Potete farlo anche voi seguendo la sua pagina Instagram https://www.instagram.com/rispetta_proteggi_ricicla/ e chiedendole consigli).

I prodotti che ho acquistato

Qualche giorno dopo, a casa, appena terminati gli ultimi flaconi ancora non utilizzati di shampoo e balsamo, ho proposto alla mia bambina di fare un test per capire se le saponette magiche comprate da “A tutto sballo” fossero davvero valide quanto avrei sperato. Abbiamo così messo in piedi una sessione di “bellezze” che io e lei ci concediamo spesso per farci carine insieme!

Il primo prodotto che abbiamo provato è stato lo shampoo solido per capelli sfibrati al profumo di fico d’india. A Camilla purtroppo non è piaciuto affatto il profumo, che per altro a me invece si e molto, ma per fortuna il colore rosa della saponetta l’ha convinta a fare un tentativo. Abbiamo aperto la carinissima confezione in cartone e abbiamo trovato le istruzioni per l’uso. È stato facilissimo da usare: abbiamo semplicemente dovuto sfregare il sapone tra le mani fino a formare una morbida schiuma che poi abbiamo applicato sui capelli bagnati lavandoli come d’abitudine. Dopo il risciacquo siamo dunque passate al balsamo al profumo di rugiada, che a Cami è piaciuto un casino! Stesso procedimento: abbiamo sfregato il sapone tra le mani fino a creare una morbida crema e l’abbiamo distribuito sulle lunghezze. Dopo il risciacquo abbiamo con piacere constatato l’efficacia e la praticità di questi prodotti che hanno reso i nostri capelli puliti e districati in maniera perfetta. Dopo l’asciugatura e dopo aver ottenuto il risultato desiderato mi sono fatte la domanda che negli ultimi giorni più che mai mi ronza in testa: “Come ho fatto a non pensarci prima?” Beh meglio tardi che mai! Prodotti testati ed approvati… anche dai maschi di casa che hanno apprezzato molto lo shampoo per capelli normali al muschio egiziano a loro riservato.

E fin qui tutto molto bello, ma bisogna anche fare un paio di conti. Molte persone evitano di consumare prodotti ecologici perché apparentemente più costosi. In realtà bisogna guardare l’operazione in prospettiva: le saponette di shampoo e balsamo solido che ho acquistato costano € 9,90 l’una a differenza di un normale shampoo commerciale che può costare intorno ai € 3,00. Quindi un esborso iniziale in più di circa € 7,00. Ma se si considera che una saponetta garantisce 80 lavaggi, beh, alla fine non cambia poi molto. Io in media con un flacone di shampoo ci faccio dai 15 ai 20 lavaggi. La spesa non è quindi maggiore, anzi dosando bene il prodotto forse alla fine si risparmia anche e sicuramente i vantaggi si moltiplicano: meno plastica sprecata e assenza di sostanze chimiche nocive. L’unico accorgimento che consiglio, per evitare di sprecare prodotto, è di appoggiarlo su un porta sapone che permetta la circolazione dell’aria o in un sacchetto di fibre naturali in modo che si asciughi senza sciogliersi.

Io e la mia piccola Rapunzel siamo davvero soddisfatte! Adesso non ci resta che continuare nella nostra ricerca di prodotti cosmetici eco-friendly!