Come organizzare una festa di Halloween ai tempi del Covid

Mia figlia Camilla il 27 Ottobre compirà 9 anni e come sempre mi ha chiesto di organizzarle una festa di compleanno per condividere con i suoi amici più cari il suo giorno speciale. Sebbene io sia sempre enormemente felice di poter accontentare le richieste dei miei bambini in fatto di feste, party e vernissage di qualsiasi tipo, essendo io amante degli eventi mondani, questa volta mi sono venuti mille dubbi e parecchie remore a causa del nuovo DPCM. Il problema della pandemia non lo posso proprio sottovalutare, ma non posso nemmeno deludere la mia quasi novenne preferita… Come diceva il famoso capo indiano Estiquaatsi (tana per chi non se lo ricorda!) ‘sto giro sono proprio nella cacca di cavallo fino al collo!

E invece no!!! Basta fare uno sforzo creativo e pensare: “Come ho fatto a non pensarci?!” per tirare fuori dal cappello la solita idea geniale!

Camilla è un’amante sfegatata della notte di Halloween, tanto che negli anni passati il tema per la sue feste è sempre stato quello, complice il fatto che il suo compleanno cade proprio a pochi giorni dalla data in cui si festeggia la paurosissima ricorrenza. Così anche quest’anno le organizzerò uno specialissimo “Covid-Halloween Party”. Ehm… in realtà non sarà proprio un party… più una specie di cena tra amici… lo dico per i vicini.

Camilla, Diego e Andrea 2019

Perché la festa possa riuscire in maniera del tutto sicura bisognerà tenere conto dei protocolli anti-covid vigenti e di conseguenza sarà necessario rispettare delle regole precise:

  1. La data e il luogo: Cami è nata il 27 Ottobre, ma per quest’anno potrebbe anche essere che il giorno della festa subirà degli slittamenti in base al meteo. La nostra casa non è esattamente la Reggia di Caserta ed escludo di poter creare spiacevoli assembramenti al chiuso, quindi la location perfetta sarà il giardino… va da sé che si dovrà azzeccare la giornata giusta per evitare di morire assiderati o di prendersi una mega lavata in caso di pioggia facendo tornare tutti a casa con il raffreddore.
  2. Il numero di invitati: ho calcolato meticolosamente gli spazi disponibili in giardino in modo da poter garantire il distanziamento sociale di almeno un metro e ho stabilito che gli invitati potranno essere al massimo 6. Tuttavia, come da decreto ministeriale dovrò ulteriormente ridurre il numero a 4, spedendo mio figlio più grande dai nonni, per garantire il numero massimo di 6 persone tra conviventi e amici.
  3. Il dress-code: onde evitare di ritrovarmi a dover gestire piccoli invitati mocciosi privi di mascherina, inviterò tutti i partecipanti a venire travestiti da mummie; parliamoci chiaro, mummie senza la garza intorno al volto non se ne sono mai viste! In questo caso le apparentemente scomode mascherine chirurgiche bianche che distribuiscono a scuola saranno di preziosissimo aiuto.
  4. L’intrattenimento: ogni festa per dirsi ben riuscita deve essere divertente, pertanto organizzerò dei giochi a tema, rigorosamente nel rispetto delle norme anti-covid.
  5. Il buffet: come noto non è possibile organizzare buffet. La merenda verrà offerta in monoporzioni e la torta di compleanno a forma di mega mascherina chirurgica verrà solo mostrata velocemente ai bambini e poi sporzionata per evitare che qualcuno ci metta mano. Ovviamente le candeline verranno spente con le dita per evitare che Camilla sputacchi sulla glassa. (La doterò di guanti speciali… tranquilli non voglio rendere la festa troppo realistica incendiando la bambina!)
Camilla

Ma vorrei tornare velocemente al punto 4 ed elencare i giochi che ho in mente di proporre:

  1. “Bandiera”, per l’occasione ribattezzato “Mascherine”: dividerò i bambini in due gruppi e li farò posizionare in linea distanziati l’uno dall’altro servendomi di pratiche mascherine chirurgiche segna posto.  Normalmente una persona tiene la bandiera, questa variante del gioco prevede invece che le bandiere, o meglio le mascherine, siano due, una per mano evitando che i bambini si scontrino al momento della presa! 
  2. “Caccia al tesoro”, ribattezzato “Caccia alla mascherina”: i bambini avranno tutti una mappa e degli indizi nascosti da trovare, che verranno sapientemente nascosti in modo da non costringere i bambini a trovarsi troppo vicini tra loro durante la ricerca. I tesori ovviamente saranno avvolti in mascherie chirurgiche. 
  3. “Tiro alla fune”, ribattezzato “Mascherine alla fune”: preparerò una fune lunghissima sulla quale attaccherò delle mascherine alla distanza di un metro l’una dall’altra per determinare la posizione di ogni bambino. Le due squadre dovranno tirare il proprio capo di fune e per vincere dovranno fare in modo che la squadra avversaria oltrepassi interamente la linea centrale, indicata ovviamente da una piccola fila di mascherine chirurgiche posizionate a terra.
  4. “La Pignatta”, ribattezzata “la Pignatta” (non ho trovato nomi più originali…): ogni bambino avrà a disposizione una pignatta personale riempita di dolcetti. Le varie pignatte saranno create personalmente da me usando materiali di riciclo e saranno veramente brutte… Ma d’altra parte ad una festa di Halloween non ci si può certo aspettare di trovare orsetti e unicorni.
  5. Il gioco del “Semaforo”: i bambini saranno tutti distanziati e dovranno correre in giardino. Al mio grido “Semaforo rosso” dovranno fermarsi e rimanere immobili; al comando “semaforo verde” potranno ricominciare a correre; quando invece pronuncerò “semaforo arancione” dovranno camminare. Chi sbaglia verrà eliminato e sanificato…
  6. Il “Tik Tok”: non potrà mancare la coreografia di gruppo nella quale ogni bambino travestito da mummia si potrà cimentare in uno spaventosissimo ballo che rimarrà a ricordo di uno splendido pomeriggio trascorso insieme. Userò il grandangolo per far si che i bambini mantengano il distanziamento.

Qualcuno potrà pensare che le idee sopraelencate siano vagamente ironiche, ma vi assicuro che sono seria. Cosa ne pensate voi? Idea geniale o supercazzola di fine Ottobre?

Un nuovo sport per me: il “Padel”

Ai milleduecentotrentasette sport che pratico in modo scostante e con scarsi risultati si aggiunge alla lista anche il “Padel” o “Paddle”. Questa sera esordirò nella categoria “schiappe”, in coppia con mio marito che per fortuna schiappa non è, al torneo organizzato dal club “Paddel Verbania“.

Sono molto emozionata per due ragioni: 1) praticherò uno sport fianco a fianco del guru sportivo della mia famiglia; 2) praticherò uno sport senza le minime capacità tecniche per poterlo affrontare.

Simone ormai da un anno e mezzo gioca regolarmente a “Padel”. Quando dico regolarmente intendo 3 / 4 volte a settimana! Considerando che durante il giorno siamo impegnati entrambi nel lavoro e che la sera lui si assenta spesso per coltivare questa nuova passione, ho dovuto prendere in mano la situazione per fare in modo di condividere più tempo insieme, così gli ho chiesto di iniziarmi a questa attività di coppia! Devo dire che è stato davvero carino nell’accogliere la mia richiesta, infatti ha subito pensato bene di iscriverci ad un torneo, dopo avermi fatto giocare un paio di volte con lui per spiegarmi le regole e darmi due dritte. La fiducia non manca, ed è già un buon punto di partenza, peccato che io sia davvero negata! Ma c’è anche da dire che io sono una forza della natura nell’affrontare con nonchalance le figure di merda, quindi anche in questo caso non mi tirerò indietro ed affronterò la sfida al meglio delle mie possibilità!

Il “Padel” è uno sport di palla che si pratica a coppie, di derivazione tennistica. Nel caso del padel il campo è chiuso ai 4 lati a eccezione di due porte laterali. Il gioco si pratica con una racchetta denominata pala e delle palline esteticamente identiche a quelle di tennis, ma con meno pressione al loro interno per rendere il gioco leggermente più lento e i colpi e le sponde più gestibili. Ed ecco che le ore spese a giocare a racchettoni in spiaggia assumono un significato più profondo del semplice divertimento: senza essermene resa conto prima, ora so di aver investito un sacco di tempo per allenarmi a diventare oggi una giocatrice di Padel.

Campo da Padel

Nel 1969 il messicano Enrique Corcuera, volendo costruire un campo di tennis in casa sua ed essendoci dei muri proprio a ridosso dello spazio disponibile per tracciare il campo, concepì l’idea di considerare i muri come parte integrante del campo di gioco stesso. Corcuera inventò e regolamentò così il nuovo gioco e lo chiamò padel. Oggettivamente quest’uomo è stato geniale! E a me le persone geniali  che inventano cose geniali piacciono un bel po’!

Il padel è uno degli sport più popolari in America Latina (in particolare in Argentina) e in Spagna oltre ad essere discretamente popolare anche in Portogallo e Svezia. Negli ultimi 5 anni questo sport ha visto una forte crescita anche in Italia. Quindi vale la pena di provare, anche perché non succede, ma se succede che divento una “pro” posso qualificarmi al World Padel Tour e giocare in tutto il mondo, soddisfando la mia voglia di viaggi! Mi immagino già con il mio racchettone in posti esotici!

Poche regole ma importanti caratterizzano il paddle tennis: la più originale è quella in cui i muri delimitanti il fondo campo fanno parte dell’area di gioco quindi se la palla rimbalza su tali muri può essere respinta con la racchetta. Vi ricordate il gioco Bricks Demolition? Io negli anni ’90 con quella pallina che rimbalzava ovunque ho distrutto un numero di mattoncini davvero incredibile! Allora ho pensato che in linea di massima applicando la mia pregressa esperienza digitale al gioco del padel, dovrei anche fisicamente riuscire ad ottenere qualche risultato. Questa sera penserò agli avversari come a dei coloratissimi mattoncini da demolire. 

Per iniziare, il punto si batte dietro la propria linea di servizio, da sotto (a differenza del tennis) e facendo rimbalzare la pallina prima per terra. Questo mi agevola un bel po’ visto che a tennis la mia battuta fa schifo!

Il servizio deve seguire una traiettoria diagonale verso l’opposta area di battuta dell’avversario, colpendola di dritto o di rovescio. Ad eccezione della risposta, i giocatori possono colpire la palla prendendola al volo o dopo il primo rimbalzo sul proprio campo; la pallina può colpire quante sponde possibile dopo il primo rimbalzo, ma un secondo rimbalzo a terra decreterà il punto per l’avversario, come nel tennis. Non solo, i giocatori possono mandare la palla contro la porzione di vetro della parete della propria metà campo affinché questa passi sopra la rete verso il campo dell’antagonista. La palla deve sempre rimbalzare prima per terra una volta superata la rete per essere in gioco e dunque non può toccare al volo la parete delimitante la metà campo dell’avversario, perché in quel caso verrebbe considerata out. Ok questo passaggio lo vedo un tantino più complicato da gestire, ma per fortuna in campo non sono sola, e soprattutto mio marito, che ha una forte componente agonistica, farà di tutto per salvare ogni pallina anche a costo di finire stremato a terra.

La tattica di gioco consiste nel conquistare come coppia la posizione a rete, più favorevole per chiudere il punto, e nel mantenerla il più a lungo possibile. Per questa ragione tradizionalmente il compagno del battitore si posiziona a rete e, dopo il servizio, chiama ad avanzare anche lo stesso battitore per colpire di volèe. Gli avversari a fondo campo solitamente fanno ampio uso di pallonetti per scavalcare gli attaccanti e poter conquistare a loro volta la rete. Sulla tattica di gioco sono dubbiosa: sento che potrei avere grosse difficoltà essendo decisamente lenta e per niente dinamica, pertanto punterò sui pallonetti che mi sembrano la soluzione più facile da praticare. 

Il gioco del Padel richiede grande pazienza nella costruzione del punto in quanto i rimbalzi sulle pareti danno quasi sempre una seconda chance per chi difende di ribattere la palla. Pazienza?!? Ma io non so cosa sia la pazienza!!! Che Dio ce la mandi buona!

Idea regalo v.m.18 – Attenzione:

Non so voi ma io a fare i regali sono negata. Ogni volta che si avvicina il compleanno di un amico, un’occasione speciale o Natale mi sale un’ansia da prestazione che non avete idea. Alla fine per evitare di fare regali inutili e indesiderati chiedo sempre all’interessato di darmi qualche dritta, eliminando così l’effetto sorpresa che un regalo azzeccato sarebbe invece bello provocasse. 

Il problema è che può capitare che alla richiesta di aiuto il festeggiato non mi dia alcuna indicazione creandomi così un vuoto incolmabile nel cervello. A questo punto mi viene in mente sempre e solo una cosa: la classica, solita, banalissima bottiglia di vino buono, così si beve e non ci si pensa più (non originale ma sempre apprezzata, almeno dalla maggior parte dei miei amici!). Ultimamente però ho deciso di fare uno sforzo creativo e quindi di cercare un regalo meno scontato. Sono perciò andata in uno dei miei negozi preferiti, uno di quei posti magici dove trovo sempre cose interessanti, uno di quei posti in cui so quando entro ma non quando esco: la libreria. 

Come sempre NON sono rimasta delusa e ovviamente mi sono chiesta COME HO FATTO A NON PENSARCI?!

Tra gli scaffali ho trovato dei graziosissimi libricini da colorare della casa editrice Salani. https://www.magazzinisalani.it/ Se state pensando che il regalo sia una boiata allucinante ora vi smentisco subito e vi spiego perché si tratta invece del regalo perfetto per qualsiasi adulto, o meglio, per qualsiasi adulto stressato (praticamente la maggior parte della popolazione over 18). La collana completa, intitolata “Màndala affanculo”, si compone di 9 titoli il cui leitmotiv è colorare adorabili immagini e parolacce per calmare la rabbia e lo stress. Tra l’altro il nome contenente il gioco di parole è assolutamente geniale.

Il retro di uno dei libri di Magazzini Salani

Ce ne sono davvero per tutti i gusti: 1) Porca Puttana! … calma la rabbia… 2) Fottiti! …sto colorando… 3) Enlarge your pencil! …rilassati e colora 4) Ti saluta Stocazzo …ignora e colora… 5) Suca … parolacce da colorare con unicorni bastardi… 6) Vaffanculo! …colora via l’ansia… 7) E sticazzi? …colora via lo stress… 8) Merda! … colora e rilassati… 9) Mollami! …colora la vastità del cazzo che te ne frega…

Ora, so che i titoli possono sembrare un tantino volgari, ma vi posso anche assicurare che in realtà i libri sono davvero adorabili e ricchi di illustrazioni carine. 

In effetti, ho pensato, siamo tutti così schiavi di una vita frenetica e incasinata che ogni tanto una bella imprecazione può essere liberatoria. Già, liberatoria… ma anche decisamente poco elegante. Ed è proprio quì che il genio dell’editore ci viene incontro con una soluzione perfetta suggerendoci, testuali parole, “Fino a ieri per calmare la rabbia potevi metterti a imprecare oppure colorare un libro. Oggi puoi fare entrambe le cose!”

E quindi ecco il regalo perfetto vietato ai minori di 18 anni che permette di annientare lo stress senza alzare la voce.

Merda di Magazzini Salani
Scatola di pastelli Giotto Cento

L’altro giorno in occasione del compleanno di una mia amica ho quindi acquistato “Merda!” perché raffigura insulti da colorare con gattini severi ma giusti e la destinataria del regalo è amante dei gatti. Al regalo ho aggiunto una scatola di pastelli Giotto Cento (Anniversary box) realizzati con legno di cedro 100% riciclato e certificato. Comunque lo ammetto, per evitare figure di merda (permettetemi la parolaccia, in questo articolo direi che ormai posso lasciarmi andare…) ho anche preso la solita bottiglia di Metodo Classico che non si sa mai!

Essere bionda – uno stile di vita

Sono nata chiara: carnagione chiara, capelli chiari, occhi chiari… decisamente fototipo 2. Questa condizione sin dall’adolescenza ha determinato il pretesto per incasellarmi nella categoria della bionda svampita.

E vi dirò, non me ne sono mai fatta un cruccio… nemmeno quando oltre ad essere considerata stupida mi sono sentita dare della superficiale (per non dire altre parole meno lusinghiere), quando mi sono trovata in gioventù a frequentare per puro caso ragazzi dalle disponibilità economiche importanti. 

Essere bionda mi è sempre piaciuto un bel po’! Ho tinto i capelli di tutti i colori possibili ed immaginabili nel corso degli anni, tornando però sempre alla versione originale (aiutandomi con qualche colpo di sole e molti shatush in tempi più recenti), perché alla fine è così mi sento davvero me stessa.

Io – mora con le punte chiare

Essere bionda tuttavia, non è tanto una questione di colori, piuttosto è un’attitudine, un vero e proprio stile di vita. In effetti se ci penso bene conosco tante di quelle more più bionde di molte bionde e tante di quelle bionde più more di molte more che non avete idea!

Una bionda innanzi tutto è sempre sorridente e briosa e possiede lo straordinario potere di emanare allegria e contagiare chiunque le graviti attorno. Questo non significa certo che sia sempre felice e spensierata: ogni donna, anche la più bionda, nasconde nel suo intimo grandi fragilità e periodi di sconforto. Ma un conto è affrontare questi momenti con disperazione, un altro con determinazione e grande forza di volontà. Ecco, una bionda questo lo sa fare! Anche se le costa fatica, anche se a volte sarebbe più facile mollare e lasciarsi compatire, una bionda sa quando è il momento di tirare fuori il rossetto più adatto al proprio incarnato e affrontare a testa alta i problemi della vita.

Una bionda sa che minimizzare le situazioni difficili la farà sembrare superficiale, ma sa anche che la vita è una ed è breve e quindi è necessario ottimizzare tempi ed emozioni non preoccupandosi troppo dei problemi. A volte vivere con leggerezza aiuta a sentirsi più liberi e ad affrontare con lucidità le scelte più ardue.  

Io – biondo platino

Una bionda sa, che più di qualsiasi altra mora, sarà spesso messa sotto esame nella vita prima di essere presa in considerazione, o addirittura scartata a priori solo perché lo stereotipo che la rappresenta descrive una persona frivola e dalla scarsa intelligenza. Ma una bionda sa anche che di fronte a così basse aspettative, sarà più facile destare meraviglia e approvazione dimostrando il proprio valore.

Una bionda è spesso oggetto di scherno e battute maschiliste, in alcuni casi feroci al punto di farla soffrire. Fortunatamente, però lei conosce a fondo se stessa e sa come superare i momenti di debolezza con grinta e forza d’animo.  

Una bionda non si prende mai troppo sul serio e grazie ad una spiccata autoironia sa affrontare qualsiasi situazione a testa alta e senza drammi. In effetti una bionda è talmente brava a sdrammatizzare e a ridere di sé che in caso di errore è lei stessa a definirsi una “stupida bionda”, facendosi così beffa dei detrattori e sfruttando a proprio vantaggio la pessima definizione.

In definitiva una bionda è una persona buona, altruista, divertente e soprattutto sempre contenta. Una bionda non parla male degli altri e non sputa sentenze perché ha provato sulla sua pelle cosa significa stare dall’altra parte. Una bionda pensa a fare bene quello che deve fare e a realizzare se stessa senza nuocere a nessuno. Una bionda è una persona che nella vita vuole essere felice e rendere felici gli altri. Una bionda non ha mai secondi fini e vive la vita quanto più onestamente ed eticamente possibile. Una bionda non ha paura di mostrare la propria sensibilità e per questo a volte può succedere che qualcuno tenti di approfittarsene. Ma una bionda nel suo perfetto abito rosso sa difendersi e ovviare alle avversità sempre… con un grande sorriso.

Io – shatush biondi

Come ho aperto l’account su TikTok

Negli ultimi mesi ho subito da parte dei miei figli una tartassante pressione psicologica riguardo la creazione di un account TikTok. Inizialmente i due piccoli calcolatori si sono mossi in maniera molto moderata, oserei dire subdola, facendomi guardare di tanto in tanto qualche video simpatico di gattini per agganciarmi all’amo. Lentamente hanno affinato la tecnica studiando meticolosamente ogni mio movimento fino a capire quale potesse essere il mio punto debole. Intuendo di potermi conquistare stimolando la mia fantasia hanno provato a propormi di reinterpretare scenette di film o serie tv, rendendomi la gloriosa protagonista di video divertentissimi e adulandomi con infiniti complimenti sulle mie doti recitative. Il colpo letale però lo hanno affondato proponendomi di imparare, tutti insieme appassionatamente, improbabili coreografie sfruttando il mio entusiasmo per i balli di gruppo. E niente al secondo balletto non ho capito più niente: mi sono scaricata l’app e ho accettato di farmi spiegare tutto sul magico mondo di questo social per giovani. E già… “perché TikTok, mamma fidati, è il social del futuro, mica come facebook che ormai è sorpassato e utilizzato solo dai vecchi!”

Il mio primo TikTok

In effetti TikTok è l’app più scaricata  del momento, si tratta di una via di mezzo tra un social network e un social media realizzata da una società cinese chiamata ByteDance. Questa piattaforma mette a disposizione tutta una serie di funzioni che permettono la creazione di video artistici sensazionali. Si balla, si canta e si recita realizzando contenuti di massimo 15 secondi da condividere con tutti gli altri utenti al fine di accaparrarsi il maggior numero di like e nuovi seguaci.

Ho letto tutte le linee guida della community per capire meglio di cosa si trattasse e ho appreso con piacere che su questo social network, di base, soprattutto ci si diverte e si raggiungono buoni livelli di visibilità sfruttando la propria creatività e rispettando norme etiche precise.

Per usare TikTok è necessario scaricare l’applicazione dallo store dello smartphone . Si può usare l’app anche senza essere registrati, ma in questo caso è solo possibile vedere i profili e i video pubblici senza l’opportunità di interagire con essi. Per poter pubblicare video bisogna invece necessariamente procedere alla registrazione di un account. TikTok funziona di default con account pubblici, rendendo visibile a chiunque tutto ciò che viene pubblicato sulla piattaforma a meno che non si indichi diversamente nelle impostazioni della privacy, rendendo il profilo privato. A differenza di altri social, TikTok non permette di inviare fotografie e video all’interno dei messaggi privati tra gli utenti.

Logo di TikTok

Quest’app ha dei punti di forza interessanti rispetto a facebook ed instagram che rendono davvero accattivante il suo utilizzo:

intanto il feed è immediato, quindi per poter visualizzare i contenuti dell’applicazione non è richiesto di dover inviare richieste per seguire altri account, lasciare like o commenti. L’applicazione, grazie ad un’intelligenza artificiale è in grado di capire le tue preferenze e di mostrarti i video di tendenza o delle persone vicine alla tua posizione, interpretando i tuoi gusti e selezionando in base alle tue ricerche i contenuti più vicini alle tue preferenze.

In secondo luogo TikTok permette di interagire tra utenti non solo apponendo like e commenti, ma anche attraverso i video stessi, ad esempio dando l’opportunità di replicare in modalità “duetto” un balletto, o ancora portando avanti la canzone o la scena iniziata da un altro.

Infine anche qui è possibile l’utilizzo degli hashtag, che più che in ogni altro social network hanno un ruolo fondamentale per lanciare vere e proprie sfide agli altri utenti: le famose “challenge”.

Cosa volete che vi dica… alla fine Andrea e Camilla a non hanno ottenuto un profilo personale essendo ancora francamente troppo piccoli per poter intraprendere una carriera “social”, ma grazie alla grande insistenza dimostrata hanno avuto il permesso di accedere all’app grazie al mio profilo “comehofattoanonpensarci”. Perché che ve lo dico a fare?! Io non potevo certo non stare al passo con i tempi e l’account me lo sono creata immediatamente dopo aver capito quanto fosse divertente!

Adesso scusate ma devo andare a fare un twerk “duetto” con Elettra Lamborghini… Ahahahah… tranquilli, non lo pubblico! 😉

Shampoo e balsamo solidi: pratici, validi, ecologici.

Da quando abbiamo deciso di diventare consumatori responsabili, le novità a casa Villaraggia non si sono fatte attendere. Per prima cosa abbiamo scelto di non comprare più acqua confezionata e abbiamo iniziato a bere quella del rubinetto, che ora filtriamo e gasiamo direttamente a casa, riducendo incredibilmente la nostra produzione di rifiuti plastici (maggiori info qui https://comehofattoanonpensarci.com/2020/08/30/example-post -3/). Il secondo piccolo passo verso uno stile di vita migliore ed ecosostenibile è stato quello di sostituire, piano piano, i prodotti cosmetici di utilizzo frequente con altri migliori e possibilmente plastic free, prestando particolare attenzione alla formulazione chimica.

Così, l’altro giorno sono andata a fare una passeggiata nella bella cittadina di Verbania, capoluogo della nostra provincia, e ne ho approfittato per visitare una deliziosa bottega di cui mi avevano recentemente parlato con grande entusiasmo: “A tutto sballo”. in questo negozietto si trovano prodotti naturali ed ecologici e si può fare la spesa sfusa, quasi totalmente senza imballaggi, evitando inutili sprechi. (https://www.instagram.com/atuttosballo/). 

Bottega “A tutto sballo”

Il titolare è stato gentilissimo rispondendo alle mie mille domande ed illustrandomi proprietà e benefici di molti dei prodotti in vendita. Ho avuto così l’opportunità di scoprire cose di cui ignoravo l’esistenza, e di prenderne in considerazione altre per le quali non avevo mai manifestato interesse. Ho quindi acquistato ciò che cercavo e che sapevo avrei trovato sicuramente in un posto come questo: due shampoo solidi (uno per capelli normali e uno per capelli sfibrati) e un balsamo solido, tutti firmati “Sapone Antichi Ricordi” (https://www.saponeantichiricordi.it/capelli/prodotti-per-capelli/c/78_41.html). I tre prodotti sono al 100% vegani, senza siliconi, senza parabeni, senza tensioattivi chimici (SLS e SLES) e il loro profumo è senza allergeni. Inoltre sono totalmente plastic-free. Quando ho qualche dubbio, chiedo sempre alla mia amica Alessandra, laureata in chimica e tossicologia dell’ambiente, maggiori info sugli ingredienti dei prodotti. Potete farlo anche voi seguendo la sua pagina Instagram https://www.instagram.com/rispetta_proteggi_ricicla/ e chiedendole consigli).

I prodotti che ho acquistato

Qualche giorno dopo, a casa, appena terminati gli ultimi flaconi ancora non utilizzati di shampoo e balsamo, ho proposto alla mia bambina di fare un test per capire se le saponette magiche comprate da “A tutto sballo” fossero davvero valide quanto avrei sperato. Abbiamo così messo in piedi una sessione di “bellezze” che io e lei ci concediamo spesso per farci carine insieme!

Il primo prodotto che abbiamo provato è stato lo shampoo solido per capelli sfibrati al profumo di fico d’india. A Camilla purtroppo non è piaciuto affatto il profumo, che per altro a me invece si e molto, ma per fortuna il colore rosa della saponetta l’ha convinta a fare un tentativo. Abbiamo aperto la carinissima confezione in cartone e abbiamo trovato le istruzioni per l’uso. È stato facilissimo da usare: abbiamo semplicemente dovuto sfregare il sapone tra le mani fino a formare una morbida schiuma che poi abbiamo applicato sui capelli bagnati lavandoli come d’abitudine. Dopo il risciacquo siamo dunque passate al balsamo al profumo di rugiada, che a Cami è piaciuto un casino! Stesso procedimento: abbiamo sfregato il sapone tra le mani fino a creare una morbida crema e l’abbiamo distribuito sulle lunghezze. Dopo il risciacquo abbiamo con piacere constatato l’efficacia e la praticità di questi prodotti che hanno reso i nostri capelli puliti e districati in maniera perfetta. Dopo l’asciugatura e dopo aver ottenuto il risultato desiderato mi sono fatte la domanda che negli ultimi giorni più che mai mi ronza in testa: “Come ho fatto a non pensarci prima?” Beh meglio tardi che mai! Prodotti testati ed approvati… anche dai maschi di casa che hanno apprezzato molto lo shampoo per capelli normali al muschio egiziano a loro riservato.

E fin qui tutto molto bello, ma bisogna anche fare un paio di conti. Molte persone evitano di consumare prodotti ecologici perché apparentemente più costosi. In realtà bisogna guardare l’operazione in prospettiva: le saponette di shampoo e balsamo solido che ho acquistato costano € 9,90 l’una a differenza di un normale shampoo commerciale che può costare intorno ai € 3,00. Quindi un esborso iniziale in più di circa € 7,00. Ma se si considera che una saponetta garantisce 80 lavaggi, beh, alla fine non cambia poi molto. Io in media con un flacone di shampoo ci faccio dai 15 ai 20 lavaggi. La spesa non è quindi maggiore, anzi dosando bene il prodotto forse alla fine si risparmia anche e sicuramente i vantaggi si moltiplicano: meno plastica sprecata e assenza di sostanze chimiche nocive. L’unico accorgimento che consiglio, per evitare di sprecare prodotto, è di appoggiarlo su un porta sapone che permetta la circolazione dell’aria o in un sacchetto di fibre naturali in modo che si asciughi senza sciogliersi.

Io e la mia piccola Rapunzel siamo davvero soddisfatte! Adesso non ci resta che continuare nella nostra ricerca di prodotti cosmetici eco-friendly!

Gita al Mottarone + picnic by Villa Pizzini

Prologo

Lo scorso week end, approfittando dell’assenza dei nostri figli, io e Simone decidiamo di concederci una giornata rilassante e romantica.

L’idea

Dopo una intensa settimana di lavoro mi viene in mente che si potrebbe andare a fare una bella gita. Camminare su e giù per le montagne è un’attività che mi infonde pace e gioia come poche altre. Così propongo la brillante idea a mio marito, che alla fine di una giornata faticosa e colma di rotture di palle, sono convinta reagirà nel modo più comprensibile, cioè invitandomi ad andare a quel paese. In realtà, contro ogni aspettativa mi sorprende accogliendo l’idea con entusiasmo.

La montagna

Conoscendo Simo immagino che andare troppo lontani da casa sarebbe un’opzione poco attraente. Dopo tutta la stanchezza accumulata durante la settimana preferisce sicuramente le “cose facili”.  Decido quindi che la meta sarà comoda, semplice da raggiungere e conosciuta.

Per mia grande fortuna viviamo in un posto incantevole, Baveno, una piccola cittadina affacciata sulle sponde del Lago Maggiore, sovrastata da una splendida montagna: Il Mottarone. È li che andremo. Oltre a conoscere a menadito ogni angolo di questa località, Simone è il direttore della Scuola Sci 360, che ha sede proprio quassù. Se poi consideriamo il fatto che una quindicina di anni fa io e lui ci siamo conosciuti ed innamorati qui, non potrei davvero scegliere posto migliore: pratico, familiare e romantico.

Mottarone

L’itinerario

Per raggiungere la vetta ci sono davvero una varietà di itinerari panoramici da mozzare il fiato. Essendo ambiziosi e motivati a sufficienza si può partire direttamente da Baveno e seguire il sentiero che da Oltrefiume porta al Monte Camoscio allungandosi fino al Monte Zughero per poi arrivare agevolmente all’Alpe Nuovo ed infine salire fino alla cima (circa 4 ore e mezza di trekking). Volendo fare una camminata meno impegnativa in termini di tempo, tuttavia ci si può recare in macchina fino a Levo, una frazione del comune di Stresa a pochi chilometri dal lago e proseguire a piedi agganciandosi al sentiero L1 che sale diritto fino alla meta (circa 2 ore e 40). Tuttavia si può anche facilmente raggiungere in auto la Località Alpino, poco più in alto, e partire da lì (circa 1 ora e 40). Per i meno atletici si può optare per il viaggio in funivia Stresa-Alpino-Mottarone, esperienza che consiglio a prescindere una volta nella vita per la sua unicità. Ovviamente, io devo trovare il giusto compromesso per far si che la nostra giornata sia perfetta, quindi propongo a Simone, che a differenza mia non ama particolarmente camminare, di salire in macchina fino in cima. Arrivati al parcheggio faremo una semplice passeggiata rigenerante di una ventina di minuti intorno alla vetta, giusto per dire di averla fatta e per farci venire la giusta dose di appetito!

http://www.prolocobaveno.com/le-valli-ossolane/i-sentieri.html

Mottarone

Il picnic

Preparare deliziose pietanze, organizzare i contenitori, pensare alle stoviglie e al plaid da infilare in un capiente zaino da trasportare fino al posticino migliore della montagna, è sicuramente una delle cose più carine che avrei potuto pensare di fare. Peccato che anche io non è che abbia avuto una settimana particolarmente distesa. Quindi diciamoci la verità questo sbattimento, seppur piacevole me lo evito volentieri! Ma sono tutt’altro che impreparata: ho già la soluzione! In mezzo ad un rigoglioso bosco a pochi passi dal parcheggio principale, sul versante Nord della montagna, sorge una bellissima Villa che da qualche anno è stata rinnovata completamente e che ospita al suo interno un ristorante di ottimo livello: Villa Pizzini. I proprietari sono Sabina ed Ivan, una coppia di ambiziosi ragazzi che gestiscono questo posto superlativo in maniera innovativa, prestando particolare cura alla ricerca di materie prime di qualità e proponendo prodotti di altissimo livello. Sabina è la dea della cucina mentre Ivan il re indiscusso della ricca cantina alla quale dedica tutta la sua passione.

 www.villapizzinimottarone.com

Villa Pizzini

Ebbene, tra le tante proposte di questo ristorante, quest’anno spicca sul loro sito quella giusta per noi: il servizio picnic! È sufficiente prenotare comodamente on-line le pietanze desiderate, per poi passare il giorno seguente a ritirare il cestino direttamente presso la struttura. Venerdì spendo quindi pochi minuti davanti al pc per consultare le proposte e per creare il menù del nostro pranzo. Scelgo: salumi e formaggi, magatello con salsa Monferrina, quiche con ricotta d’alpe e ortiche, torta di mele e crostata. Lascio ad Ivan il compito di procurarci una buona bottiglia di vino rosso. Sabato alla fine della nostra camminata passiamo quindi a ritirare tutto questo ben di Dio. Nel cestino troviamo tutto ciò che ho ordinato ben disposto in deliziosi contenitori compostabili, posate in legno, piatti in bambù ed un sacchetto colmo di pane nero fragrante e grissini al sesamo e alle olive dal profumo inebriante. Il vino, un Ripasso di Valpolicella del 2016 si rivelerà una splendida scelta da parte dell’oste che conosce i nostri gusti essendo noi assidui frequentatori. Ammetto con un certo orgoglio che a legarci a questo incantevole posto ci sia anche una questione di parentela, Sabina infatti è la sorella di Simone. Ma credetemi, non sono affatto di parte: il mio giudizio è critico ed onesto quando parlo di Villa Pizzini.

Il contenuto del cestino di Vill Pizzini

Epilogo

Dopo aver gustato il nostro cibo delizioso e chiacchierato come due fidanzati al primo appuntamento, cadiamo in un sonno profondo… colpa della passeggiata? No sicuramente colpa del vino… A fare ombra al nostro giaciglio le fronde del leggendario “Albero dei Mille Anni”, la cui antica storia viene tramandata dai maestri di Sci del Mottarone mantenendola viva ancora oggi. I bambini meritevoli che durante la stagione invernale fanno lezione con i maestri della Scuola Sci 360, a volte, ottengono il privilegio di scoprirne tutti i dettagli (provare per credere) www.scuolasci360.it

Risvegliati da una leggera brezza raccogliamo le nostre cose e ci dirigiamo verso la macchina. 

Che giornata strepitosa!

Io e Simo dopo il sonnellino

Come ho iniziato a fare Yoga tutti i giorni

Da qualche anno a questa parte non mi sento più molto a mio agio con il mio corpo, che in seguito alle due gravidanze e all’aumentare degli anni, è irrimediabilmente cambiato… e sicuramente non in meglio.

Non che fossi Irina Shaik, ma se prima potevo permettermi di bere e mangiare a schifo, oscillando di quei 3 chili più o meno, che si accumulavano omogeneamente su tutto il corpo, attualmente la situazione è decisamente peggiorata. Intanto i chili di troppo sono diventati 6 o 7 e sfiga vuole che si siano depositati tutti nei punti più sbagliati: pancia, braccia e doppio mento. Inoltre, se una volta decidevo di perdere una taglia o di sgonfiarmi giusto per poter entrare più comodamente in un vestitino attillato, era sufficiente fare una settimana di piccoli sacrifici et voilà, il gioco era fatto. Oggi no. Nada de nada. Quei maledetti chiletti proprio non vanno giù, facendomi incazzare come una bestia e rendendomi nervosa e demotivata. Ammetto di non essere proprio da buttare via, ma si sa, un conto è come ci vedono gli altri e un altro è come ci si sente con se stessi. E io proprio non accetto questo leggero sovrappeso. 

Tanto per dirne una quest’anno al mare ho indossato praticamente solo costumi interi, che per fortuna sono tornati di moda, e ho addirittura comprato due tankini premaman di dubbio gusto per nascondere la pancetta. Ovviamente questo escamotage non mi ha resa più sicura di me e tantomeno mi ha fatto dimenticare di dover trovare una soluzione migliore al problema.

Simone ed io con il mio Tankini di dubbio gusto

Ho così iniziato a mangiare meglio e a condurre una vita più sana, raccogliendo però scarsi risultati. Il fattore psicologico, nel mio caso, influisce enormemente purtroppo. E qui subentra la famosa sindrome del cane che si morde la coda: mi sento grassa quindi mangio poco, non dimagrisco quindi mi innervosisco, mi sale lo stress quindi il mio intestino smette di funzionare e alla fine sono da punto e a capo. 

Il fatto è che per vedere dei risultati ci vogliono impegno e costanza, due doti che io non posseggo affatto. Fondamentalmente sono certa che se seguissi una dieta equilibrata, eliminassi le bevande alcoliche e facessi costantemente movimento fisico mirato, nel giro di qualche mese potrei ottenere qualche buon risultato. Ma la motivazione?! Quella, cavolo, è difficile da trovare e ancor più da mantenere… e poi io non sono mica tanto avvezza alle rinunce… Vorrebbe dire tagliare gli aperitivi che amo profondamente, evitare le cene con gli amici che mi riempiono si la pancia ma anche il cuore, saltare a piè pari le grigliate che mio marito è così tremendamente bravo ad organizzare. Insomma… una merda…

Se non che, qualche settimana fa, navigando su facebook, ho letto il post di un mio caro amico che decantava i benefici dello Yoga sia a livello fisico che psicologico. Mi sono quindi chiesta: ma se lui che pratica costantemente da trent’anni questa disciplina è così in forma, si sente pieno di energie e soddisfatto di se stesso, non vale forse la pena di fare un tentativo? E la risposta è stata: Si, Ele ci puoi provare anche tu. Ora, non è che sono così cretina da sperare che alla prima giornata di brutto tempo, insieme alla pioggia cada dal cielo il siero della costanza in modo che io possa raccoglierlo in un’ampolla, berlo e diventare “Miss non mollo un ca**o”… Sono consapevole del fatto che dovrò metterci molto impegno per raggiungere i miei obbiettivi. Però a conti fatti potrebbe non essere totalmente impossibile tentare di crearmi una routine quotidiana di benessere…

Le valutazioni che mi hanno convinta ad intraprendere questa strada in realtà sono piuttosto pratiche: innanzi tutto posso iniziare a svolgere gli esercizi comodamente a casa mia, evitando, ad esempio, di dover trovare il tempo di andare in palestra; in secondo luogo il tempo da dedicare a questa attività lo posso decidere io; terzo, è gratis! 

Su suggerimento del mio amico Silvio ho deciso di iniziare con i “5 tibetani”, un gruppo di esercizi yoga considerati elisir di eterna giovinezza, perché capaci di migliorare la flessibilità del corpo, apportando enormi benefici anche sul piano mentale.

Il mio amico Silvio mentre pratica

Come mi è stato spiegato sono ideali da praticare al mattino, specialmente se si desidera iniziare la giornata con la giusta energia, ma sono anche ottimi come esercizi di riscaldamento prima dell’attività fisica. Bastano solo venti minuti, da ritagliarsi ogni giorno e possibilmente a digiuno, per migliorare gradualmente e aumentare il numero delle ripetizioni in maniera progressiva.

La tradizione tibetana prevede la ripetizione di ognuno dei cinque tibetani per 21 volte. 

Siccome tendo ad annoiarmi e a stufarmi velocemente delle novità, devo trovare dei piccoli trucchi per mantenere alta la concentrazione. Di solito ci riesco rendendo quello che faccio più divertente. Non che io voglia prendere la cosa con leggerezza: sono cosciente della serietà di questa disciplina millenaria, completa e globalmente apprezzata grazie ai benefici che produce. Però io sono così, devo darmi un aiuto per auto-motivarmi. E così ne è uscito che ho dato un nome a ciascuno dei tibetani, immaginando in questo modo di avere ogni giorno 5 amici con cui condividere la mia “morning routine”.

Adesso ve li presento:

Amico tibetano 1 Elsa (perché quando volteggio su me stessa mi fa sentire un po’ come la regina dei ghiacci)

1) Primo Tibetano

primo tibetano
Photo tratta da http://www.meditazionezen.it

In piedi con le gambe leggermente divaricate. Braccia sollevate all’altezza delle spalle, aperte e parallele al pavimento,  palmi verso il basso. Mantenendo questa posizione, fissare un punto fermo e iniziare a ruotare in senso orario. I piedi saldi a terra. Iniziare a muoversi di un quarto di cerchio alla volta, rimanendo sempre sul punto di partenza. Fare fino ad un massimo di 21 ripetizioni. Con il Primo Tibetano si attivano tutti i sette chakra*

Amico tibetano 2, Michelangelo (perché mi fa sentire come una tartaruga Ninja)

2) Secondo Tibetano

secondo tibetano
Photo tratta da http://www.meditazionezen.it

Distendersi sulla schiena, mantenendo le braccia lungo i fianchi. Poggiare le mani al pavimento, mantenendo le dita unite, sollevare la testa da terra portandola verso il petto. Sollevare le gambe verticalmente, tenendo i piedi a martello. Formare così un angolo retto rispetto al suolo. Con questa posizione si attivano i primi 5 chakra*, rafforzando i muscoli addominali e delle gambe. Fare fino ad un massimo di 21 ripetizioni.

Amico tibetano 3, Roberto (perché mi fa sentire un po’come Bolle alla prima della Scala)

3) Terzo Tibetano

Ustrasana
Photo tratta da http://www.meditazionezen.it

Assumere l’asana dello Yoga “Ustrasana”,  chiamata anche la posizione del cammello. In ginocchio, con il dorso dei piedi puntato a terra, distendere le braccia lungo i fianchi, tenendo però i gomiti all’indietro. Espirare e portare la testa in avanti. Inspirare e portala, invece, all’indietro assieme alle spalle, mantenendo il corpo ben eretto. Inarcare la parte superiore del busto, contraendo i muscoli. Grazie a questo esercizio si guadagna flessibilità nella spina dorsale. “Ustrasana” è una posizione ideale anche per distendere gli addominali dopo un allenamento molto intenso. Fare fino ad un massimo di 21 ripetizioni.

Amico tibetano 4, Pinocchio (perché mi fa sentire di legno come un burattino)

4) Quarto Tibetano

quarto tibetano
Photo tratta da http://www.meditazionezen.it

Sedersi con le gambe distese in avanti, lievemente divaricate, mantenere il busto ad angolo retto. Spostare le punte dei piedi verso il soffitto e mantenere le braccia lungo i fianchi, con i palmi appoggiati a terra. Inspirare e premere mani e talloni a terra, alzando il bacino per formare una sorta di ponte. Mantenere le braccia tese e contrarre i glutei, flettere la testa indietro ed, espirando, tornare alla posizione di partenza. Con questo Tibetano si attivano il terzo, il quarto e il quinto chakra*.

Amico tibetano 5, Nuvenya (perché mi sento leggera e felice come una farfalla)

5) Quinto Tibetano

quinto tibetano
Photo tratta da http://www.meditazionezen.it

Iniziare stando a quattro zampe, ma spostare le mani in avanti rispetto alle spalle. Espirare e sollevarsi, assumendo la posizione di una V rovesciata. Mantenere le piante dei piedi e i palmi delle mani ben saldi a terra, mentre braccia e gambe restano tese. Inspirare e riabbassare il bacino senza toccare terra, espirare e sollevarlo nuovamente. Con questo Tibetano si attivano tutti i chakra e tonificano sia gli addominali che gli organi intestinali.

La promessa di chi pratica questi esercizi in modo serio e costante è di sentirsi più sciolti, rilassati ed equilibrati aiutando anche a ritrovare una buona armonia fisica.

Io ho iniziato da una sola settimana, quindi non sono ancora in grado di dare un feedback sui risultati ottenuti, ma sono fermamente decisa a proseguire. Per il momento posso solo dire che l’appuntamento del mattino con me stessa e con i miei 5 amici si sta rivelando un ottimo modo per cominciare la giornata. Mi sorge quindi spontanea la domanda: “Come ho fatto a non pensarci?” . Tra un paio di mesi sarà emozionante poter dare la mia testimonianza a chi ne volesse sapere di più. Stay tuned.

Una piccola precisazione: il mondo dello Yoga è davvero complesso e articolato, io sono solo alle prime armi e nell’articolo ho toccato solo uno dei tanti argomenti che ne fanno parte. Da neofita mi sto iniziando ad appassionare ed informare. Spero di non aver offeso nessuno rendendo l’argomento troppo “leggero”.

NOTE

* i 7 chakra basici o principali sono i punti vitali che si distribuiscono dalla parte più bassa della colonna vertebrale, dove si trova il Kundalini (energia aggrovigliata a forma di serpente, che si deve risvegliare) fino alla parte più alta della testa.

Fonti e fotografie utilizzate nell’articolo tratte da http://www.meditazionezen.it

Come ho eliminato le bottiglie di plastica

Quest’anno, con l’avvento del COVID-19 e di tutte le conseguenze che si è portato dietro, avevo perso quasi ogni speranza di concedermi le vacanze. Fortunatamente, contro ogni aspettativa, l’estate è arrivata regalandoci una ventata di aria fresca, sebbene filtrata dalla mascherina. Ed è così che a fine Luglio abbiamo potuto raggiungere in tutta sicurezza e serenità la nostra destinazione del cuore: l’Isola di Sant’Antioco, laggiù nella più selvaggia e remota parte di Sardegna. Onde evitare di rivivere un secondo personale lock down auto-costringendoci a stare soli tra di noi evitando qualsivoglia contatto umano, abbiamo pensato bene di portarci dietro i nostri amici del cuore (la famiglia Busolla).

Photo by Eleonora Cresta

Durante i favolosi 20 giorni a Sant’Antioco ci siamo dedicati al benessere delle nostre famiglie concedendoci: tra una grigliata e l’altra momenti di impagabile relax, tra un aperitivo e l’altro bellissimi bagni al mare, tra una pokerata e l’altra indimenticabili momenti di gioco con i bambini. La mia grande amica Alessandra (laureata in tossicologia, ecologista dalla nascita e grande oratrice) ha approfittato del tempo trascorso insieme per riempirmi di nozioni sulla salvaguardia dell’ambiente facendomi riflettere su una possibile condotta di vita più sostenibile e coerente… Alla fine tra una birra e un moijto mi sono convinta di quante verità mi stesse raccontando… e tra uno spritz e un calice di bolle ho capito che da lì a poco avrei rivoluzionato la mia esistenza.

Tanto per cominciare, appena rientrata a casa ho fatto una serie di piccoli calcoli, approfittando dell’aiuto dei miei figli che stavano svolgendo i compiti di matematica.

PROBLEMA:

La famiglia Villaraggia consuma 4 bottiglie di acqua da 1,5l ogni giorno. Quante bottiglie di plastica butta ogni anno la famiglia Villaraggia nella spazzatura?

Se ogni bottiglia d’acqua costa 0,35 cent di euro, quanto spende la famiglia Villaraggia alla fine dell’anno?

RISPOSTA:

La famiglia Villaraggia consuma 1456 bottiglie di plastica ogni anno.

La famiglia villaraggia spende ogni anno €510 euro per bere acqua.

Photo by Polina Tankilevitch on Pexels.com

Dopo una attenta analisi mi sono quindi resa conto di essere: 1) una fottuta spendacciona 2) una tremenda produttrice seriale di rifiuti plastici (senza considerare poi tutte le bottigliette da mezzo litro che utilizziamo quando siamo fuori casa).

Sempre approfittando del momento compiti dei bambini sono allora passata alla ricerca di scienze e tecnologia. Sul web ho trovato diverse informazioni interessanti riguardo l’utilizzo dell’acqua del rubinetto di casa. Tra le tante alternative ho deciso di focalizzarmi in particolare sulla scelta di una buona caraffa filtrante. Minima spesa e massima resa per iniziare ad abituarci gradualmente ad un nuovo stile di vita.

Sono quindi tornata alla matematica.

PROBLEMA:

Se la famiglia Villaraggia acquista una caraffa filtrante (con 6 filtri) al costo di € 26,99 più altri 6 filtri al costo di € 24,99 , considerando che ogni filtro dura circa un mese, quanto spenderà la famiglia Villaraggia in un anno per bere acqua del rubinetto filtrata?

Alcuni membri della famiglia Villaraggia desiderano bere acqua frizzante. Acquistando un gasatore per l’acqua con un cilindro di co2 incluso ad € 79,99 e considerando il costo di ricarica della bombola di €12,99 per 5 volte l’anno, quanto spenderà la famiglia Villaraggia per l’acqua gasata?

RISPOSTA:

La famiglia Villaraggia spenderà €52 all’anno per bere l’acqua di casa filtrata.

La famiglia Villaraggia spenderà il primo anno €145 per bere acqua frizzante.

Incredibile! Quanti soldi avrei potuto risparmiare negli anni? Quanta plastica in meno avrei potuto sprecare? COME HO FATTO A NON PENSARCI?

Photo by Kristina Paukshtite on Pexels.com

E niente… forte dei dati raccolti risolvendo i problemi di matematica sono passata, infine, al tema di Italiano per trarre tutte le mie conclusioni.

TITOLO: “STOP ALLE BOTTIGLIE DI PLASTICA” – Come vivere in maniera più economica ed ecologica.

SVOLGIMENTO: Quest’anno ho deciso di impegnarmi ogni giorno per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente ma anche del portafoglio. Dopo aver attentamente valutato pro e contro dell’operazione “STOP ALLE BOTTIGLIE DI PLASTICA” mi sono accorta che acquistando dei filtri per l’acqua del rubinetto e un gasatore per l’acqua frizzante potrò risparmiare circa € 300 all’anno da reinvestire in bottiglie di birra (in vetro, quindi decisamente più ecologiche!). E non è tutto: non solo non dovrò più comprare pesanti cestelli d’acqua ogni settimana, dando sollievo alla mia schiena, ma potrò fieramente affermare di aver fatto la mia parte per salvare il pianeta dall’inquinamento. Inoltre ogni membro della famiglia potrà vantare di possedere una fighissima borraccia personalizzata da portare sempre con se.

A circa un paio di settimane dall’introduzione della caraffa filtrante e del gasatore nella nostra routine giornaliera, posso affermare con un certo orgoglio di aver intrapreso la strada giusta. La mia famiglia ha accolto con entusiasmo le novità trasformando così questo esperimento in una vera e propria buona abitudine!

Riassunto degli acquisti e stima di spesa complessiva in un anno

  • Caraffa Filtrante Stream Line Laica J996 + 6 filtri. € 26,99
  • Cartucce Filtranti Bi-Flux Laica (6 pz). € 24,99
  • Sodastream Gasatore d’Acqua Spirit Mega Pack + 3 bottiglie e 1 cilindro Co2 80l inclusi. €79,99
  • Ricariche della bombola di Co2 presso rivenditore autorizzato (5 volte in un anno). €64,95
  • TOTALE per un anno di utilizzo. € 196,92

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